Recensione delle opere di Jamil Kennington

Slanci, mutazioni perenni solcate da un andirivieni di intenti che stentano ad un respiro e ad una pace dei sensi. Così è l'arte odierna dell’Afro – Americano Jamil T. Kennington. Quasi in un turbinio materico veniamo come catturati, presi quasi da una forza interiore che ci sovrasta senza però farci del male. Attimi di esistenza che sembrano essere personali, ma che diventano invece molteplici, universali da poterci rispecchiare in tutti i nostri più reconditi anfratti: si guardino così opere come “Trip n#139” , “Sperm n#69”, ma ancor meglio “Star Wars n#29”. Un dripping che si evolve nelle tante numerate opere e che segnano, scandiscono varianti che lasciano margini a mutevoli rese. Opere che divengono , interagiscono tra loro in una sorta di innata simbiosi. Una ricerca, come un tassello ad un divenire che non pare certo, ma solo sperato.

Passaggi verso nuovi approdi materici quasi di rimando ad un Mondrian nel dipinto dal titolo “Conflicts” dove si respira come un atavico gemito ad un defluire delle sospensioni molecolari del nostro Essere, qualcosa che pulsa, graffia, che si vuole far sentire, vuole essere ascoltato. Un'opera sulla quale più di altre merita di soffermarcisi è “9, Eleven”. Un baluardo e pietra miliare per chissà quante generazioni l'elaborare, rammentare quel giorno infausto del 2001, ma Jamil T Kennington è riuscito in un guizzo di pop art a donare ed allo stesso tempo scandagliare momenti vissuti e ricrearne una nuova eterna visione. L'arte di questo artista sembra immancabilmente mostrarci, proporci il tutto in un contesto consumistico, quasi sfuggente, inclassificabile, ma allo stesso tempo molto attualeed ormai globale.

VALERIA S. LOMBARDI Dott.ssa in Storia dell'arte Contemporanea