Recensioni

Le variegate combinazioni cromatiche di Jeanfilip

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L'attuale pittura di Jeanfilip, che abbiamo avuto l’opportunità di visionare alla 900ArtGallery di Rovato, in provincia di Brescia, accompagnati dal maestro Umberto Esposti, nipote e collaboratore di Lucio Fontana, si presenta ancor più piacevole e consistente, nonché attraente e stuzzicante. Le elaborazioni che riesce a determinare Jeanfilip detengono il senso dell’intimo della realtà, che, fondamentalmente, governa e controlla scenari sensibili.Il pennello ormai esperto dell’artista vola senza compiacimenti; anzi, guida tutta l’attuale pittura che verte a tessere e a definire, insomma, una “cifra artistica”, una sorta di distinguibilità certa del carattere delle sue opere. Territori ed ambienti di energica vivacità, sottili orizzonti di panorami, elementi scenici ripuliti da inquinamenti metropolitani, venature di quinte verdi premono di nuovo sullo spazio immacolato della tela e formano prospettive reali, ma pulsa nelle vene e nella testa di Jeanfilip il tentativo di comparare quadri per far emergere riscontri imprevisti, e, soprattutto, rimandi inaspettati; poi,il gioco di rilanci fa scattare squarci incontaminati di natura, ma anche segnature, marcature, accorciate campiture astratte intarsiate da capaci voluttà operative, nonché avvolgimenti ed arrotolamenti.E da questo giro di tessiture d’incastri, ove s’abbracciano varie combinazioni cromatiche di estremi, emergono profili sospesi tra visioni oniriche e magiche suggestioni.E se andiamo a verificare notiamo che affiorano cromatismi, che intendono recepire bagliori mediterranei, ma abbreviati da minime allegorie, intervallati da supporti di luci e frazionati da coni d’ombre intendono far agitare e dondolare memorie e surrealtà ambientali.L'artista ragguaglia concatenazioni di componenti fantastiche e dinamiche, sotto l'impulso di un attuale fronte inventivo; in fondo, produce cangianti e variegate illustrazioni informali, ma anche impulsive mescolanze, seppur di tono garbato, delicato, morbido; insomma, la sua indubbia immaginazione declina combinate ambientazioni per rendere singolari risultati.I suoi dipinti, ad olio e/o in tecnica mista, assorbono intonazioni di note passate, conosciute, già trattate e, poi, accettano di predisporre, con continuità seriale, utili riferimenti di dati presenti e, così, emerge la voglia dell’artista di ritemprare e fortificare velocizzati contropiani “energizzati”. L’artista tende, inoltre, a tonificare misure, impronte, tracce che possono esprimere rifrazioni, riflessi, specularità moltiplicate. Nei lavori, su tela e/o su carta, che ripresentano irregolari paesaggi si leggono scansioni, ritmi, cadenze, accenti, trasformazioni, variazioni, mutamenti e forti dinamicità, mentre in altre, palesemente, si dichiara un richiamo sereno alle purezze dell’animo. Le redazioni pittoriche di Jeanfilip oscillano ed ondeggiano tra pittura integrale e pittura di sostanza, ambedue cadenzano visibilità coloristiche e sostanziano climi. Un dettato di molteplici combinazioni pulsanti, focalizzato da dosaggi misurati e studiati nel gesto ampio, interessa varchi, respiri, aperture, tagli e spaccature. Tracciati e margini vengono dall’artista oltrepassati e tutto viene fissato per leggere, controllare ed esaminare la “coscienza del mondo”. 

Maurizio Vitiello


Recensione delle opere del Maestro Jeanfilip

L'arte di Jeanfilip è propriamente arte magma riuscendo così a trascrivere efficacemente le più recondite emozioni, gli stati d'animo anche quelli più puri dei bambini in un turbinio di accenti ricolmi di sensazioni antiche personali che divengono propriamente universali. Facendo riscoprire l'anima intonsa di un bambino in un mondo e situazioni ormai opache, forse molto spesso perché hanno dimenticato e perso la grazia di essere bambini. Così è il percorso pittorico che ci rilascia in questo ciclo di lavagne. Un voluto gioco simbiotico-simbolista della lavagna: mezzo di svago, mezzo di apprendimento. Quasi in questa ambivalenza di significati si può leggere ora la pittura di Jeanfilip: opere che sono colme di valore e di vissuto anche se non fossero state come cosparse da esili figure di bambini.

Il segno cromatico è forte unendo e disunendo quando necessita, creando poi stabilità. Ma questo segno è l'elemento portante di tutto questo ciclo , talvolta mordace, altre volte più tenuto a freno da altre composizioni. Si guardi ad esempio ”Gold-board” se per un attimo asportiamo, dimentichiamo i segni infantilistici, si ritroverà un maturo segno carico di un ricordo memore alla Capogrossi, ma anche del sublime Burri. Vi sono poi dipinti quali ”Over-board”, ma anche ”Azur-board” dove la coesione tra le due età viene come modulata da cromie fredde su calde. L'apoteosi del concetto bimbo viene scandita in tutto il suo svolgere nel ”White-board”:quasi l'idea di uno schizzo preparatorio dove sono chiamati in causa tutti i protagonisti delle varie scene. Mi hanno maggiormente colpito “Black board” e “Green-board”. In ”Green board” pare evincere un'idea impostazione alla Degas: una sorta di fantino che si libra portandosi dietro,con sè i bambini, il campanile ovvero gli affetti. Ma è ”Black-board” che racchiude quasi una propria magia. A primo acchito pare di ravvedere qualcosa di Guernica di Pablo Picasso. Un gioco apportato dalla cromia nera che in questo caso funge da piena protagonista a sottolineare una coesione che forma quasi una protoscultura alla Calder se si potesse far avanzare rispetto il dipinto. L'arte pittorica di Jeanfilip convince perchè non solo è matura, equilibrata, ma anche perchè riesce a librarsi, a plasmarsi in ambiti assai differenti. Creando e così apportando nuove visioni, nuovi percorsi di vita e di interiore saggezza. Un'arte quindi assai apprezzabile nei toni, nei significati nobili qui espressi e soprattutto nelle oggettive rese.

VALERIA S. LOMBARDI Dott. ssa in Storia dell'arte contemporanea


Recensione delle opere di Jamil Kennington

Slanci, mutazioni perenni solcate da un andirivieni di intenti che stentano ad un respiro e ad una pace dei sensi. Così è l'arte odierna dell’Afro – Americano Jamil T. Kennington. Quasi in un turbinio materico veniamo come catturati, presi quasi da una forza interiore che ci sovrasta senza però farci del male. Attimi di esistenza che sembrano essere personali, ma che diventano invece molteplici, universali da poterci rispecchiare in tutti i nostri più reconditi anfratti: si guardino così opere come “Trip n#139” , “Sperm n#69”, ma ancor meglio “Star Wars n#29”. Un dripping che si evolve nelle tante numerate opere e che segnano, scandiscono varianti che lasciano margini a mutevoli rese. Opere che divengono , interagiscono tra loro in una sorta di innata simbiosi. Una ricerca, come un tassello ad un divenire che non pare certo, ma solo sperato.

Passaggi verso nuovi approdi materici quasi di rimando ad un Mondrian nel dipinto dal titolo “Conflicts” dove si respira come un atavico gemito ad un defluire delle sospensioni molecolari del nostro Essere, qualcosa che pulsa, graffia, che si vuole far sentire, vuole essere ascoltato. Un'opera sulla quale più di altre merita di soffermarcisi è “9, Eleven”. Un baluardo e pietra miliare per chissà quante generazioni l'elaborare, rammentare quel giorno infausto del 2001, ma Jamil T Kennington è riuscito in un guizzo di pop art a donare ed allo stesso tempo scandagliare momenti vissuti e ricrearne una nuova eterna visione. L'arte di questo artista sembra immancabilmente mostrarci, proporci il tutto in un contesto consumistico, quasi sfuggente, inclassificabile, ma allo stesso tempo molto attualeed ormai globale.

VALERIA S. LOMBARDI Dott.ssa in Storia dell'arte Contemporanea